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sixeleven alla BIT 2014 – Report

Un’altra mini-trasferta turistica, per sixeleven, verso una Milano che sembra già proiettarsi e ragionare nel segno dell’Expo 2015: con la BIT 2014, 34esima Borsa internazionale del Turismo in scena fino a sabato 15 febbraio, il polo fieristico di Rho Fiera è stato protagonista di una tre giorni che ha visto, come comprimari, istituzioni, aziende e professionisti del settore provenienti da tutte le regioni italiane e da oltre cento Paesi del mondo.

Rispetto all’altro grande evento italiano incentrato sul turismo – il TTG di Rimini, a cui avevamo partecipato a ottobre – la BIT 2014 si è confermata, come previsto, altrettanto stimolante e di sicuro non privo di una certa individualità, nel panorama delle manifestazioni di settore. Con ancora, però, gli elementi ricorrenti: le relazioni umane, sempre presenti e necessarie, incontri, convegni e un ricco palinsesto di seminari improntato prevalentemente sul rapporto bilaterale tra viaggi e mondo del web.

Tra i tanti spunti, però, almeno una plateale certezza: anche il turismo, qualunque sia la sua natura, inizierà a muoversi sul filone dell’ “Internet delle Cose”, (illuminante, a questo proposito, l’incontro “Future of Mobile Tourism”), e soprattutto continuerà a parlare la lingua dei social: da una parte Instagram (foto sotto), con il suo puntare dichiaratamente sulla forza propulsiva delle immagini; dall’altra, gli onnipresenti Twitter e Facebook, un po’ più maturi e scricchiolanti, forse, ma abbastanza consolidati da essere già terreno fertile per una nutrita schiera di case history di successo. In mezzo, non meno importante, il fenomeno travel blogger (che già al TTG aveva ricoperto un ruolo primario), davvero troppo solido per non essere preso sul serio, e qui addirittura consacrato – o, quantomeno, mosso da un primo tentativo di “istituzionalizzazione” – dal progetto collaborativo in pompa magna TBnet, prima media agency italiana nata con l’obiettivo di gestire, appunto, una rete di travel blogger strutturata.

Dell’importanza e dei contenuti dei singoli eventi, comunque, vi parleremo in seguito. Per ora, restano alcune considerazioni più generali sul “mood” che ha percorso tutti gli interventi. Nonostante, infatti, il concetto di “business to business” sia stato il fulcro stesso della manifestazione, con le due giornate di giovedì e venerdì dedicate interamente al trade e una sola, quella di sabato, aperta ai visitatori, è chiaro come i segnali sui prossimi scenari sembrino in realtà abbracciare anche altre alternative. E abbandonati i soliti acronimi (B2B e B2C), segno forse di un’ideale chiusura di tendenza, sono tutti concordi su chi sarà destinato a fare da padrone sulla scena del mercato. Né le aziende, quindi, né i consumatori, ma – indovinate un po’? – le relazioni umane, tanto prioritarie quanto spesso inspiegabilmente sottovalutate negli approcci di marketing. Sarà quindi l’H2H, human to human e, per dirla con l’autore Tom Lowery, la cooperazione sarà effettivamente la nuova competizione.

Menzione d’onore, infine, per gli stand, perfettamente calati, nelle loro singolari rappresentazioni, in un format fieristico che è riuscito davvero ad avvicinare, anche se virtualmente, popoli, storie e culture.