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Shockvertising: 12 campagne pubblicitarie create per provocare

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E’ un tipo di espediente pubblicitario che chiamano shockvertising e consiste nell’attirare l’attenzione non con astuzie linguistiche, non con raffinati escamotage creativi ma principalmente con la provocazione visiva. Proprio l’Italia, secondo Business Insider, è in un certo senso l’ambasciatrice di questa tendenza fin da quando, intorno al 1982, Oliviero Toscani diede il via all’iconica serie di campagne per Benetton, a dire il vero un po’ eccessive rispetto all’evidente convenzionalità dei prodotti (ma qui entrano in gioco importanti divagazioni strategiche su cui ora non vogliamo addentrarci). Tant’è: quello è l’inizio di un pezzo importante di storia pubblicitaria, a partire dalla scelta di sostituire il nome del brand con la filosofia del marchio (l’etichetta “United Colors…”, nel 1989, al posto di “Benetton”) per finire (si fa per dire) nel 1992 con l’immagine dell’attivista David Kirby morente, guinness dei primati come “Annuncio più controverso di sempre”.

imageBenetton a parte, comunque, che sulla provocazione ci ha costruito un immaginario e lo ha pure messo al servizio del suo impianto propagandistico (qui tutta la storia, raccontata splendidamente da Pasquale Barbella), gli ultimi decenni sono stati costellati da decine di campagne che ne hanno fedelmente seguito la falsariga. Sta a voi decidere se considerarli brillanti, offensivi o entrambi.


Crisi Relief Singapore – Liking isn’t helping
(Singapore, 2013)
Non basta un like su Facebook per cambiare il mondo. Crisi Relief Singapore vinse, con la serie “Liking isn’t helping”, il Cannes Lions International Festival of Creativity 2013.

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Moms Demand Action
Little Red Riding Hood (USA, 2013)
We keep ‘Little Red Riding Hood’ out of schools because of the bottle of wine in her basket. Why not assault weapons?” Con questa provocazione, Moms Demand Action For Gun Sense in America suggeriva un pesante squilibrio nella legislazione statunitense.

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LICRA
Your skin color shouldn’t dictate your future
(France, 2013)
Il colore della pelle non dovrebbe dettare il vostro futuro”. La Lega Internazionale Contro il Razzismo e l’Antisemitismo elabora un efficace saggio visivo degli effetti del pregiudizio di matrice razzista.

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IP Men’s Magazines – If men are your target (Belgium, 2007)
L’agenzia creativa Duval Guillaume Antwerp gioca sul doppio significato di “target” e si lancia in una rielaborazione dell’omicidio di Kennedy. Criticata quasi all’unanimità.

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Mettiamocilatesta.it –
Don’t Cut a Dream (Italy, 2009)
Mettiamocilatesta.it usò Santa Claus decapitato per sensibilizzare il pubblico contro i tagli alla comunicazione di qualità.

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Aware Helpline in Singapore – Verbal Abuse (Singapore. 2008)
Realizzata da Saatchi & Saatchi Singapore, è una delle poche campagne contro gli abusi verbali, che qui vengono paragonati ad una forma estrema di violenza fisica.

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UNWomen – Women Need To Be Seen As Equal
(international, 2013)
UNWomen utilizzava il reale completamento automatico di Google per mostrare quanto sia diffusa la misoginia. In poco tempo divenne virale.

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Good Parent Poland –
You can lose more than your patience
(Poland, 2009)

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Dolce&Gabbana
Unnamed (internazionale, 2007)
Dolce&Gabbana venne ampiamente criticata per la sua campagna 2007, con un concept a sfondo sessuale a dire il vero fin troppo esplicito.

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Casa Do
Menor – Certain Things Hang On Forever (Spain, 2009)
L’organizzazione umanitaria Casa Do Menor rende spaventosamente chiare, con questo adv, le conseguenze degli abusi sui minori.

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Nolita
– No Anorexia
(Italy, 2007)
C’è di nuovo Oliviero Toscani, dietro il concept di No Anorexia, una delle più iconiche e memorabili campagne degli ultimi anni. Disse Isabel Caro, l’ex modella che posò per il fotografo: “Le sofferenze che ho subito hanno un senso solo se possono essere d’aiuto a chi è caduto nella trappola da cui io sto cercando di uscire.

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Tsunami
(Brazil, 2009)
WWF Brasile diede una scossa all’opinione pubblica quando minimizzò il dramma dell’11 settembre per illustrare il numero di persone uccise dallo tsunami asiatico del 2004. Il testo recitava: “Lo Tsunami ha ucciso 100 volte più persone rispetto all’11 settembre. Il pianeta è terribilmente potente. Rispettalo. Preservalo”. In seguito si scusò formalmente.

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