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Quakebot: il giornalista robot che scrive al posto tuo

imageQuando lo scorso lunedì mattina un terremoto ha colpito Los Angeles e il Los Angeles Time, in soli 3 minuti, aveva già scritto e pubblicato la notizia, tutti si sono chiesti come fosse possibile. Ma la risposta, come spesso avviene, è nella domanda, e infatti il pezzo terminava con un lapalissiano “questo post è stato creato da un algoritmo progettato dall’autore dell’articolo”. L’autore – o meglio il supervisore – si chiama Ken Schwencke e, come è facilmente intuibile, nella vita è anche un programmatore.

Tre anni fa, tra una stesura di cronaca e l’altra, si inventa un aiuto per i suoi articoli e crea Quakebot, un algoritmo, appunto, che ha il compito di leggere i comunicati emessi dall’US Geological Survey (l’equivalente del nostro Istituto nazionale di Geofisica), identificare l’epicentro della scossa, confezionare un testo all’interno di una struttura predefinita e, infine, in base alla magnitudo, procedere o meno con la pubblicazione (le scosse più gravi non hanno bisogno di revisione). Quakebot, stando alle parole del suo autore, funziona talmente bene che è già stato affiancato da un collega virtuale che si occupa delle pagine di cronaca nera, ma è ancora più curioso sapere che in realtà c’erano persino dei precedenti.

imageAll’inizio di questo mese, un ricercatore ha scoperto che più di 120 articoli di ricerca pubblicati dall’Institute of Electrical and Electronic Engineers and Springer erano falsi e generati da un algoritmo sviluppato nel 2005 quasi per gioco da due studenti del MIT, e persino Forbes, da qualche tempo, ha ammesso di fare uso di una piattaforma di intelligenza artificiale (“Narrative Science”, che, come spiegato, è una “innovative technology company that turns data into stories”).

Dopo Spritz, l’app che tenterà di rivoluzionare il nostro modo di leggere, è interessante vedere cosa potrebbe capitare “dall’altra parte”: anche qui, infatti, c’è già chi ha parlato di cambio di rotta nel mondo dell’editoria, di spartiacque nell’universo giornalistico, ma “la verità”, confessa Schwencke alla rivista Slate, “è che i posti di lavoro sono salvi: Quakebot e affini non possono elaborare interviste, fornire approfondimenti, e tantomeno carpire il contesto relativo alle notizie. Rispetto a quella umana, è una scrittura per forza di cose diversa”. Il lato peggiore, questo sì, è che nessun lettore, almeno finora, se n’è accorto.