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Mobile or die: l’importanza di smartphone e tablet nel futuro del settore turistico

Alla BIT di Milano abbiamo visto una scenografica rappresentazione dello scenario turistico attuale in cui idealmente gli attori protagonisti erano gli stand tematici emozionali proposti da ciascun Paese. Ci è piaciuto molto “stare sul palco” e vederli in azione, lo ammettiamo, ma ancor di più ci è piaciuto il “dietro le quinte”, quella saletta in cui il turismo “non si faceva”, ma in cui con consapevolezza si discuteva delle sue sorti. Seminari e interventi, uno dietro l’altro, per capire non solo che viaggi facciamo, ma più in generale in che direzione stiamo andando e soprattutto come viaggeremo domani.

Da un recente sondaggio è emerso che la maggior parte delle persone rinuncerebbe al partner, piuttosto che allo smartphone. Non sappiamo se si tratti solo di una provocazione, ma di certo è un inizio già, a suo modo, significativo. Insieme al fatto, poi, che la quasi totalità dei presenti in sala durante l’evento “Future of Mobile Tourism” non abbia mai alzato lo sguardo dal cellulare, se non per sbirciare qualche slide, che poi naturalmente ha fotografato. Con il cellulare. Partendo da questi presupposti, è davvero intuivo capire perché un’analisi del rapporto già strettissimo tra web e turismo non possa non coinvolgere da vicino anche il discorso mobile.

Durante l’incontro, tra le case history presentate, una ci ha affascinato in modo particolare. Si tratta di Wanderio, progetto presentato a ottobre 2013 (ma già lanciatissimo) che nasce dalla volontà di semplificare il processo online di organizzazione degli itinerari di viaggio permettendo la prenotazione, dal solo portale http://www.wanderio.com/, di ogni singola tratta – dalla porta di casa fino alla destinazione finale -, operazione solitamente lunga e complessa che richiede, in media, la consultazione di 22 siti e di 12 sessioni di ricerca differenti. Una app ancora non c’è (ma è in progettazione), e il punto, come ben spiegato dal co-founder e CEO Matteo Colò, è proprio questo: le prenotazioni di viaggi da smartphone o tablet, come già si sospettava, sono in costante crescita. Chi non si adegua, banalmente, verrà tagliato fuori.

Secondo le stime, a breve i dispositivi mobili supereranno i pc negli accessi alla rete, con tutte le conseguenze del caso: perché gli utenti “mobile” sono alla costante ricerca di un’esperienza personalizzata e soprattutto amano, nei contenuti, una fruizione che sia il più possibile agile. “Che è proprio quello che manca attualmente alle applicazioni”, sottolinea Sergio Cagol, Innovation Manager di Trento Rise, che nel corso del suo intervento ha messo l’accento sul fatto che, a oggi, non esista una vera e propria “convergenza” tra app come avviene, ad esempio, per le pagine web. A questo si porrà rimedio, siamo sicuri, e sarà l’inizio di un percorso non solo di miglioramento nell’approccio con i contenuti, ma forse di fruizione stessa dei luoghi. Fruizione che, da un’altra parte, sarà supportata da tutta una serie di tecnologie, come la realtà aumentata (di fianco), che permetteranno agli stessi luoghi, attraverso lo schermo dei nostri device, di raccontarsi in prima persona.

E sempre di tecnologie (mobile), ha parlato anche Flavio Ghiringhelli di HRS, che ha illustrato in modo dettagliato come, tra qualche anno, cambieranno anche le modalità di prenotazione degli hotel. Non soltanto potremo compiere tutti i passaggi, compreso il check-in e il pagamento finale, dal nostro smartphone, ma anche avere accesso a tutta una serie di possibilità (tra cui la scelta della posizione della stanza e il controllo del suo stato in tempo reale, l’allestimento del minibar e la scelta dei programmi TV in base alle nostre preferenze) che personalizzeranno e certamente andranno a semplificare l’esperienza utente.

Per concludere, infine, ci torna in mente l’intervento di Gianni Valenti, vicedirettore della Gazzetta dello Sport, ad un seminario della Social Media Week, il quale, a tutti coloro che si chiedono se il 2014 sia davvero l’anno del mobile, risponde serafico che forse, in realtà, non siamo ancora pronti. Ma che con ogni probabilità, invece, sarà l’anno della presa di coscienza, del mutamento delle abitudini. Perché il mobile è una rivoluzione culturale, prima che tecnologica, e perché forse bisogna semplicemente lasciare a tutti il tempo di accettarla, abbracciarla, e metabolizzarla appieno. Il segreto, come detto, è anticipare la tendenza. Mobile or die, dice qualcuno. In questa situazione, in questo momento e con queste premesse, sembra davvero non esserci verità più grande.