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Maptia: storytelling di un mondo in viaggio [intervista]

Ogni luogo è fatto di migliaia di storie e alcune sono le tue”. Con questo messaggio si apre il mondo di Maptia, piattaforma la cui mission è quella di creare la più “ispirazionale” delle mappe del mondo. Per farlo si affida ai racconti di chi ha viaggiato e sperimentato luoghi, raccolto storie interessanti o dato vita alle proprie avventure in posti lontani da casa.

La forza della community online lanciata nel 2013 è nella filosofia che accomuna i contributors (con tanto di manifesto da sottoscrivere), nella qualità delle immagini (Show, not Tell è uno dei tips suggeriti per uno storytelling avvincente) e nella creazione di una mappa del mondo che effettivamente unisce gusto e fruibilità in una maniera inedita rispetto ai più frequentati portali di “suggerimenti per viaggi”.

Jonny Miller, cofondatore di Maptia insieme a Dorothy Sanders e Dean Fischer (foto sotto), ci racconta la genesi e gli scenari futuri della sua creatura.

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Jonny, perché avete deciso di lanciare Maptia?

Quando studiavamo tutti e tre presso la Durham University, nel Regno Unito, ci siamo sforzati di trovare un modo bello e semplice per condividere le storie dei nostri viaggi. Mentre raccoglievamo articoli per il magazine di viaggio degli studenti abbiamo pensato che avrebbe avuto un impatto più interessante trasporre il racconto su una mappa. Non passò molto tempo prima che l’idea un po’ folle di costruire una gigantesca raccolta interattiva di storie da ogni singolo posto nel mondo diventasse realtà!

C’è qualche tipo di selezione rispetto alle storie che pubblicate?

Sì, ci stiamo concentrando su un ragionata selezione di storie dedicate ai luoghi del mondo. Abbiamo lanciato un serie di temi mensili di narrazione che potete trovare sul nostro blog qui. Spaziano dalle “Avventure culinarie” all’ “Esplorazione urbana”, dalla “Ricerca di adrenalina” alle “Meraviglie del mondo”. Più recentemente abbiamo avuto anche la fortuna di lavorare a fianco di un certo numero di fotogiornalisti non-profit di talento per aiutare a mostrare le loro storie e far luce su angoli del mondo che di solito non sono menzionati dai media mainstream.

Qual è l’obiettivo a lungo termine di Maptia?

Come abbiamo scritto nel nostro post di lancio “Places are Made of a Thousand Stories”, pensiamo che se le persone provenienti da ogni Paese, cultura e background si riunissero per condividere le storie delle loro vite e dei loro viaggi, il nostro pianeta sarebbe un luogo di maggiore comprensione ed empatia. Se è vero che migliaia di culture stanno andando a collidere armoniosamente mentre il mondo si raccoglie in una singola, velocissima mega-conversazione, allora è importante che noi raccontiamo quali sono le cose che uniscono le persone. Ma è anche fondamentale dipingere i vari tasselli dell’umanità in modo chiaro: in quel modo non potremo fare a meno di riconoscerci in ognuna delle straordinarie culture narrate.

imageInghilterra, Santiago de Chile, Seattle, e Taghazout in Marocco. Dove vi trovate adesso? Il nomadismo è parte del progetto?

Il nomadismo non era previsto in principio, è accaduto spontaneamente attraverso una serie di felici coincidenze. L’avventura è iniziata quando siamo stati accettati nel programma incubatore di Start up a Santiago del Cile. Poi c’è stata TechStars a Seattle: fare esperienza in diverse parti del mondo ha contribuito a darci una prospettiva globale che credo sia facile perdere di vista quando si rimane fissi a lungo nella medesima posizione. Al momento, facciamo base nel sud della Svizzera: forse un giorno completeremo la seven summit startup challenge e finiremo per aver lavorato in tutti i continenti!

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C’è un aspetto inatteso nella vostra attività?

Molti. Fin da subito abbiamo beneficiato della “serendipità” [“serendipity”, ndr]. Se qualcuno ci avesse detto all’inizio dell’avventura che ci saremmo trasferiti in Cile, Seattle, Marocco e Svizzera non gli avremmo mai creduto. L’altra cosa è che nulla può davvero prepararti a tutte le sfide che si incontrano lungo la strada. Ad esempio alle prime settimane del programma TechStars a Seattle, con il tornado di consigli dei mentori esperti che ci hanno posto domande su quasi tutto quello che stavamo facendo. Questo processo è affettuosamente conosciuto tra i fondatori di TechStars come “la frustata del mentore”. Nonostante le ore di lavoro folli e lo spingerci a “fare più veloce” (mantra TechStars), abbiamo cercato di condensare le nostre idee in un format perseguibile e, allo stesso tempo, abbiamo passato un sacco di tempo cercando di mettere in pratica tutti i consigli che ci hanno dato. Inutile dire che abbiamo finito per essere piuttosto confusi, perdendo anche la nostra capacità di attenzione sulla costruzione del prodotto. Non avevamo ancora l’esperienza per avere fiducia nelle nostre idee.

Lo storytelling è il futuro del web?

Per millenni, gli esseri umani hanno fatto affidamento su dipinti, disegni, parola, poesia, miti e leggende per aiutare a definire il mondo in cui viviamo e per capire il nostro rapporto con il pianeta e tutti gli altri esseri viventi. Quindi sì, penso che lo storytelling sia il passato, presente e futuro dell’umanità. Il web è solo il mezzo che ci permette di innovare e anche democratizzare gli strumenti che forniscono una voce a chiunque abbia una storia da condividere.

Tre parole chiave per descrivere Maptia.

Global, storytelling, impact!