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La poesia nell’era dei social: ecco Ku, l’app per status realmente creativi

Questa, bisogna dirlo, proprio non ce l’aspettavamo. Una app che prende tutto ciò che di fatto rappresentano, oggi, i social network (autocelebrazione, ricerca smodata del consenso, sovrabbondanza verbale,) e lo ribalta a uso e consumo di una platea – forse un po’ di nicchia – disposta a scavare un bel po’ sotto la superficie.   

Ku – così si chiama questa startup nata in Israele, che ruba la fine del termine giapponese “Haiku” per costruirsi un’identità essenziale già nel nome – parte infatti dall’idea di rappresentare un vero e proprio “ritorno alle origini”. Non è certo casuale, l’associazione con i famosi componimenti nipponici, ed è anzi da lì che parte la sfida: comporre tre versi di opera minimalista.

Se non siete ispirati, niente paura: Ku aiuterà i vostri post a prendere forma ponendovi tre domande autogenerate, che scavalcano il pericolo del blocco dello scrittore e si trasformano in spunti per ispirazioni più riflessive e meno usa e getta. E se anche le parole, alla fine, non vi sembreranno abbastanza, il sistema vi permetterà di includere una foto o di creare un doodle ad hoc, e persino di inserire dei suoni.

Ku non avrà, forse, le pretese rivoluzionarie di Spritz, l’app dei record che sconvolge il nostro modo di leggere, ma nel suo piccolo potrebbe portare davvero qualcosa di nuovo. Fatevi un giro tra le ultime uscite dei “ku-makers”, come amano definirsi i lapidari creativi: alcune sono a tanto così dalla poesia.

Sito ufficiale: http://www.kuapp.me/
Facebook: https://www.facebook.com/thekuapp