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La felicità? Si misura con un selfie

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Il selfie, parola dell’anno 2013 secondo l’Oxford English Dictionary e ormai consolidato fenomeno di costume più che banalizzata tendenza transitoria, diventa lo spunto per un progetto interessante ed ambizioso portato avanti da un gruppo di studiosi americani che intendono sfruttare alcuni big data messi a disposizione da Twitter per misurare il livello di felicità (o, più in generale, il “mood”) di alcune grandi città americane.

Analizzando un milione di foto twittate nell’arco di un anno, i ricercatori (che comprendono alcuni esponenti delle Università di California, San Diego e New York) proveranno a misurare gli stati d’animo dei cittadini più egocentrici confrontando le espressioni dei loro autoscatti con i risultati di altri dati, tra cui quelli relativi ai tweet testuali pubblicati nelle stesse città.

imageIl co-ideatore del progetto, Lev Manovich, autore di saggi e articoli sulle teorie dei nuovi media, si era in realtà addentrato già da tempo nello stimolante campo delle ricerche scientifico-culturali applicate agli autoscatti sui social. Dopo aver raccolto su Instagram ben 656 mila immagini scattate tra il 4 e il 12 dicembre 2013, e con l’ausilio di un software per il riconoscimento facciale in grado di rilevare anche la posizione degli occhi e la rotazione del viso, aveva dato vita con Selfiecity ad una mappa virtuale esplorativa delle abitudini dei selfiemaker nel mondo (di fianco).

Tra i dati più interessanti, il generale scarso successo dei selfie su Instagram (solo il 3/5% del totale delle foto condivise) e la prevedibile supremazia delle donne rispetto agli uomini (che sono risultate anche molto più espressive). Sorprendente lo studio del sorriso nelle foto: è semplice trovarlo nei selfie di Bangkok, ma difficilmente ne vedrete stampato uno sul volto di un moscovita.