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Creare un titolo virale si può: ecco le parole da utilizzare

imagePartendo dal presupposto che il successo di un pezzo tira in ballo una lunga serie di variabili assolutamente non rigorose (l’orario di pubblicazione, la capacità di emozionare, quella di engagement) e che una ricetta infallibile, salvo smentite, ancora non esiste, è evidente che l’unico modo per comprenderne la formula è analizzare quei titoli che virali già lo sono.

Grazie ad un incredibile lavoro del team di Ripenn, che ha raccolto ed esaminato i titoli più cliccati della rete di quattro top site mondiali (BuzzFeed, ViralNova, UpWorthy e Wimp, tutti con milioni di visualizzazioni mensili), il blog Buffer ha tentato di elaborare una sorta di scienza del titolo perfetto estrapolando le parole più ricorrenti a partire da un campione di 3016 headlines (qui il documento completo). Ecco ciò che ne emerso.

Il podio.
I magnifici tre (attenzione, si sta parlando di singole parole compresi aggettivi e articoli) sono “the”, utilizzato 1066 volte; “a”, 866 e infine a“this”, ricorrente 731 volte. Tra le parole meno comuni sorprendono “know” , con 88 utilizzazioni, l’abusatissimo “love” (92) e “photos”,  solo 93 (le gallery, come sappiamo, funzionano, ma evidentemente funziona meno esplicitarne la presenza).

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Di questa lista, però, alcune parole meritano un approfondimento. In particolare:

You
La partecipazione convince sempre, soprattutto se lo scopo è quello di aiutare in qualche modo i lettori. Quinto posto, infatti, per “you”, rimarcato, sempre nella top 20, da “your”: combinando i due pronomi abbiamo il 16% delle parole utilizzate nello studio. Quando i contenuti ruotano intorno a chi legge e non a chi scrive, insomma, il rischio di sbagliare praticamente si annulla.

What / Which / When
Oltreoceano piacciono molto anche gli aggettivi determinativi (“questo/a” etc): secondo Buffer, richiamano alla concretezza. Anche “cosa”, “quale” e “quando” si difendono bene, perché lanciano domande che probabilmente il lettore si è anche già posto.

Why?
Il cofondatore di Upworthy Peter Koechley spiega il successo di “why” nei titoli tirando in ballo la capacità di creare headlines che raccontino al lettore abbastanza da stuzzicarne la curiosità ma non abbastanza da rivelare a fondo la storia.

People
Parlare di altre persone costituisce un’altra di quelle certezze che passano per i vari “noi” sparsi negli articoli. Se poi ci aggiungiamo un superlativo, il gioco è fatto: vogliamo sapere quali sono le persone di maggior successo, cosa stanno facendo, come vivono. A noi è subito venuto in mente “What Extremely Successful People Were Doing At Age 25”, uno dei cavalli di battaglia di Business Insider da quattro milioni e mezzo di condivisioni.

Video
La parola “video” implica una promessa di clip a cui i lettori difficilmente resistono. Tutti conosciamo il valore dei video nel content marketing, ma dall’analisi sembra che anche l’anticipazione di un contributo visivo nel titolo funzioni benissimo. Quando risulta complicato, è altrettanto efficace segnalarne la presenza in fondo, tra parentesi [es: Why You Should Listen First, Market Later (Video)].

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Tra le frasi di due parole più usate nei titoli virali al terzo posto c’è “how to”: le guide che spiegano “come fare” qualcosa, del resto, sono sempre ben accette (e la letteratura cartacea degli ultimi anni lo ha ampiamente dimostrato). Stesso discorso per tutto ciò che concerne le spiegazioni: “cosa succede quando”, “quando vedi”, “questo è il”.

Tra le varie osservazioni, l’ultima spetta di diritto alla lunghezza: i titoli più virali, con una ricorrenza del 19%, contano in media 62 caratteri. Ma se le regole, come abbiamo detto prima, non esistono, Rippen si prende almeno la libertà di regalarci una buona dose di consigli, tra cui:

Sfruttate i temi di attualità, parlando degli eventi che accadono nel mondo.
Valutate caso per caso: non sempre la brevità nei titoli funziona.
Stimolate in tutti i modi la curiosità nel lettore.
Non sottovalutate il potere emotivo di un titolo.
Ricordatevi di chiamare in causa il lettore nel modo più diretto e attivo possibile.
Non abbiate paura di osare con affermazioni assertive o persino audaci: “il più”, “meglio”, “primo”, “ultimo”, “epico”. Insomma, prendete posizione.


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