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Cosa guardiamo realmente in una pubblicità? Ecco 12 casi monitorati

imageUn volto o un payoff? Cos’è che attira maggiormente la nostra attenzione in uno spot pubblicitario? E in un sito web? Analizzando i report di alcune compagnie di software eye-tracking come Sticky e EyeQuant, che monitorano la risposta oculare di alcuni campioni di pubblico nel momento immediatamente successivo al caricamento delle pagine, il sito Business Insider ha recentemente pubblicato una gallery-studio che ci restituisce spunti interessanti sulle reazioni a determinati tipi di informazione e che, in certi casi, rimette persino in discussione alcune opinioni largamente diffuse. La metodologia alla base di questi tool ricorda da vicino lo strumento di sentiment analysis Affdex, che rileva gli emotional peaks di annunci o spot televisivi esaminando le risposte facciali dell’audience.

Attention level:

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L’analisi di questo spot Coca-Cola ne mette in luce l’efficacia: l’attenzione è prevalentemente rivolta all’iconico logo, strategicamente in primo piano all’inizio dello spot. 

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Il magnetismo di Scarlett Johansson ha la meglio persino sul logo e sul prodotto, in questo adv Dolce&Gabbana.

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Qui è invece messa in risalto la differenza di risposta tra uomo e donna. Gli uomini, come prevedibile, si concentrano sul volto della modella più che sul contenuto dell’adv.

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Davvero curioso, invece, l’annuncio di Porsche, che gioca sull’uso del colore e sulla dicotomia bianco-nero per mettere in evidenza il testo. L’attenzione, in effetti, si concentra quasi tutta lì.

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Questa è da manuale. Abbiamo a destra l’annuncio Sunsilk reale, mentre a sinistra una versione alterata con la modella che guarda verso il prodotto. Ne avevamo già parlato in questo articolo, e qui ne abbiamo una conferma: soltanto modificando la direzione dell’occhio l’efficacia dell’annuncio sarebbe quantomeno raddoppiata.

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Questo adv di Smartwater fa un buon lavoro nel convincere il pubblico a notare la bottiglietta d’acqua. Molti, però, si concentrano anche sulla spalla e sulla postura del modello.

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Nonostante il volto dell’uomo occupi gran parte del manifesto, la maggior parte del campione analizzato era attratta dalle parole sulla sinistra.

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Nella homepage del New York Times, a vincere sono le immagini e i box di testo laterali.

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Nei sei secondi (in media) che dedicano ad un curriculum, i reclutatori si concentrano principalmente su nome, ruolo e date di posizioni lavorative passate e istruzione.

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Quest’immagine mostra la “banner blindnessdi queste pagine, rivelando un potenziale problema con gli ads a pagamento.

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Per quanto riguarda i risultati di ricerca su Google
, i primi cinque in lista sono praticamente gli unici ad ottenere la nostra attenzione.

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Per concludere, su Facebook a fare da padrone sono le immagini (ma questo, a dire il vero, lo sospettavamo già).

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Gran parte delle immagini sono un contributo di Sticky